Brutta storia

scritto da Vince75
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Testo: Brutta storia
di Vince75

Verso la fine di Gennaio, Manetta proclamò: "Tra tre giorni compito in classe di storia. Sarà imperniato sui primi undici capitoli del libro". Un'allegra paura zigzagò tra i banchi. Quasi nessuno, dall'inizio dell'anno scolastico, aveva osato accostarsi al sacro testo.
Giulia tentò, col sostegno pressochè unitario degli studenti, di far desistere il docente da quel folle intento:
"Prof è impazzito?"
"No,no ragazzi. Tra poco finirà il primo quadrimestre, ed ho assoluto bisogno di voti. Altrimenti la signorina Vincoso mi centrifuga."
"Se lei non è stato capace di interrogarci tutti...non è mica colpa nostra!"
"Molti di voi sono stati malati; poco diplomatici."
"Prof, la prego!"
"No."
"Lo sa che stasera ha proprio una bella cravatta?"
Manetta inforcò gli occhiali rossi e si osservò. Maledisse il gusto estico della moglie Luigia; la cravatta Versace era orribile. Aggrottò le sopracciglie e riprese:
"Non attacca."
"Prof, la scongiuro!"
"Ho deciso. Alea iacta est!"
"Parla in vulcaniano? Ho sempre pensato che lei fosse un marziano. Ora però ci faccia la traduzione in italiano."
"Ehm...il dado è tratto."
"Nella sua minestra, almeno, non ci metta domande sulle date."
"Uhm...e va bene. Niente date."
Scendendo le scale del Conti, gli alunni realizzarono in quale ginepraio erano caduti. La titanica impresa da compiere: studiare circa duecento pagine in settantadue ore, dalla civiltà mesopotamica al principato di Augusto.
Vi era una sola via d'uscita. Una strada percorsa da milioni di studenti, in tutte le epoche.
Mirco, sulle prime, recalcitrò. Non voleva mettersi sullo stesso piano dei compagni di classe. La prospettiva, poi, di intaccare la media scolastica "vergine" (fino allora nessuna insufficienza) gli fece cambiare idea. Come diceva quel tale? Il fine giustifica i mezzi.
Allunaggio, logica conseguenza della sua scelta, in fondo alla classe. Alla sua destra stazionava Fabio, a sinistra Katia. Mirco si sentiva in una botte di ferro; Fabio era cintura nera di copiatura. Katia era una ragazza polacca, abitante in Svizzera, che parlava fluentemente cinque lingue: polacco, italiano,inglese,tedesco,francese. Detestava la storia, o meglio a lei piaceva e interessava solo quella dopo il 1945. Grazie alla sua furbizia, però, si sentiva pronta a saltare quell'ostacolo.
Mirco aprì le trattative:
"Ehi ragazzi, come siete messi? Io non so un tubo".
"Nemmeno noi" risposero Fabio e Katia.
"Ah sì?"
"Però abbiamo il jolly". Ostentarono una santabarbara di bigliettini e foglietti vari.
Mirco chiuse le negoziazioni:"Anch'io ho delle armi. Ci alleiamo?"
"Okay" risposero simultaneamente.
Manetta distribuì il testo. Dopo una rapida lettura, Giulia caricò come un toro davanti ad un fazzoletto rosso:
"Prof!"
"Sì?"
"Come direbbe il suo preferito...mi consenta..."
"Dimmi."
"Lei è un farabutto!"
"Perché?"
"Ci aveva detto di non imparare le date, qui ci sono dieci domande in cui le chiede!"
"Su,su...dai che sono facili. Non lamentatevi."
Avvio della verifica tral malumore generale, pulsazioni cardiache in vorticosa ascesa, istinti assassini mescolati.
Fabio, in seguito ad una vana ricerca, bisbigliò:
"Mirco, questa non la trovo. Puoi aiutarmi?"
"Proviamo. Spara."
"Filippo II di Macedonia era figlio di..."
"Mignotta?"
"Simpatico! Controlla, e poi fammi sapere."
"D'accordo."
Non trovò nulla di utile alla causa, quindi ricorse ad un sistema scientifico: lancio della monetina.
Informò Fabio del risultato:"E' Audata; ho la certezza matematica".
"Mah, non mi suona bene. Io azzardo Euridice I".
"Fai come vuoi, quando il prof. riporterà i compiti scopriremo la verità."
Man mano che passava il tempo aumentavano gli scoop storici; secondo Francesco (la maglia nera della classe) Giulio Cesare era morto d'overdose ad un rave party.
Le difficoltà non erano poche. Mirco scelse di abbeverarsi direttamente alla fonte: il libro di storia.
Lo sistemò di soppiatto sotto il banco. Manetta era distratto; consultava l'agenda per vedere le ripetizioni che gli sarebbero toccate l'indomani. "Mosconi, quel ripetente dei Liceo Volta che non capisce un'acca di latino...che incubo!" borbottava tra se e se.
Mirco aprì il libro, ma in quell'istante il prof puntò verso di lui.
Fece in tempo a coprire il testo con la Gazzetta dello Sport: "Pezzenti, leggi il giornale durante il compito in classe?"
"Scusi prof; mi sono dimenticato di controllare la schedina."
"Se vinci, offri da bere!"
"Sarà fatto."
Fabio e Katia non erano così impacciati; gli trasmisero diverse risposte. Mirco riuscì a sdebitarsi con la domanda sui tiranni: "Non v'è dubbio che siano trenta. C'è anche il proverbio: trenta tiranni entrarono in Atene tutti e trenta tiranneggiando!".
All'ineluttabile suono della campanella il popolo studentesco consegnò il copiat...ehm l'elaborato, sollevato per la fine della serata.

Le nespole maturarono nove giorni dopo. Mirco otto, Katia otto, Fabio nove (su Euridice I aveva visto giusto). Voti negativi, tra l'uno e il tre, per quelli (in verità pochi) che non avevano copiato.
L'onestà, ancora una volta, aveva trionfato.

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